Footnote No. 2
Footnote è una rivista per lo scambio artistico, costruita attorno a una semplice proposta: in ogni numero, un unico testo centrale diventa il punto di partenza per una risposta collettiva. Scrittori, artisti e fotografi sono invitati a interagire liberamente con quel testo, attraverso saggi, immagini, interviste e esperimenti visivi — permettendo a un punto di partenza condiviso di svilupparsi attraverso discipline e prospettive diverse.
Per il suo secondo numero, il testo centrale è Il Mercante di Colori, una favola originale scritta per Footnote da Ben Okri, vincitore del Booker Prize. Nella storia, Okri immagina un mondo privo di colore, trasformato da un mercante errante che restituisce il colore a persone, paesaggi, animali e all’arte stessa. La favola diventa sia metafora che provocazione: cos’è il colore, come lo percepiamo e perché esercita una forza emotiva così intensa?
Rispondendo al testo di Okri, i contributori esplorano il colore come percezione, istinto, memoria e costruzione. In un’intervista, la scienziata della visione, la professoressa Anya Hurlbert, descrive il colore come un fenomeno intrinsecamente umano, non semplicemente osservato, ma creato dal cervello. Andrew Berardini riflette sulla capacità dell’arte di rinnovare la percezione, mentre Luke Evans utilizza tecniche di camera oscura per reintrodurre nei paesaggi del nord del Galles un colore intensificato e immaginato. Maximilian Virgili offre uno studio fotografico saturo e diffuso dello Zoo di Berlino, e la pittrice danese Eva Helena Pade discute il suo processo intuitivo e guidato dal sogno, in cui il colore precede la forma e il significato.
Ulteriori contributi provengono da Mattia Balsamini, RZ Baschir, Leon Chew, Nishant Choksi, Louis Mason, Max Miechowski, Nadia de Vries e Paul Rousteau, formando una meditazione stratificata e collettiva sul colore attraverso testo e immagine.
Fondata nel 2024, Footnote riunisce voci emergenti e affermate in risposta a un ancoraggio letterario condiviso, creando ogni numero come un’opera collaborativa e autonoma. Il secondo numero prosegue questo approccio, usando la favola di Okri come lente attraverso cui il colore diventa un modo di pensare, vedere e immaginare diversamente.