The Whole Routine di Edward Thomasson è una performance musicale sul controllo e il desiderio. Il testo di Thomasson è una raccolta di slittamenti, in cui degli sconosciuti si scontrano con desideri inespressi, la disciplina viene messa alla prova e comincia a emergere la possibilità di perdere il ritmo. The Whole Routine affronta il delicato attrito tra il pubblico nei nostri spazi privati e il privato nelle nostre identità pubbliche.
«The Whole Routine di Edward Thomasson coglie qualcosa di squisitamente delicato nell’esperienza del disagio – e del sentirsi a proprio agio – nel proprio corpo. Quando ho visto la performance per la prima volta, ricordo di aver pensato: sì, è proprio così, non avendo mai visto prima i teneri dolori e piaceri di avere un corpo rispecchiati con tanta chiarezza. Questo testo trasmette la stessa intensità: brillante, strano, euforico.»
– Oisín McKenna, autore di Evenings and Weekends
«Edward Thomasson ha creato una partitura collettiva nel punto in cui desiderio e disciplina si scontrano; uno spazio tenero in cui il desiderio di muoversi in perfetta armonia si trasforma nel desiderio di controllare, e l’unica risposta sincera è continuare comunque, in modo diverso. Testimone intimo del rischio precario di entrare in relazione quando tutti soffrono, The Whole Routine è un manuale sui pericoli e i piaceri della poetica in azione.»
– Jemma Desai, scrittrice, organizzatrice e artista
«Tra rischio e sicurezza, performance e prove, pubblico e privato, in The Whole Routine Thomasson presenta un’opera di radicale vulnerabilità che esplora il significato della performance, sul palcoscenico e nella vita, e la forza propulsiva di essere un soggetto desiderante. Si chiede che cosa possa significare mettere in scena la vulnerabilità, come andare in pezzi possa diventare uno strumento per ritrovarsi e ricorda l’importanza della forma musicale per l’arte contemporanea. The Whole Routine sarà una risorsa fondamentale per chiunque si interessi alla performance e offre uno sguardo sulla singolare pratica artistica di Thomasson.»
– Fiontán Moran, curatore, arte internazionale, Tate Modern